Ci sono articoli che ho voglia di scrivere. Appena tornato a casa dopo la partita vorrei mettermi al computer, anche esausto per il tifo e la tensione, per raccontare emozioni e sorrisi.
Questo articolo non è tra quelli.
Non vorrei scriverlo, ma la cronaca viene prima di tutto, anche dei sentimenti personali.

Il risultato finale non cancella quanto di buono fatto in questa prima esperienza — sì, perché ricordiamolo ancora una volta: stiamo parlando di ragazze e ragazzi di dodici anni o meno, al loro primo campionato — e proprio per questo non possiamo fare altro che essere orgogliosi del percorso costruito fin qui.

Ma proprio perché il cammino è stato importante, la delusione di ieri sera è tanta.

Dopo il 4-1 dell’andata era difficile immaginare un epilogo simile. E invece è arrivato un 5-1 che ci estromette dal percorso principale del campionato e lascia inevitabilmente l’amaro in bocca.
Più del risultato, però, è stato il modo a pesare.
La partita d’andata sembrava aver mostrato segnali incoraggianti contro avversari temibili: maggiore coraggio, più fiducia, la capacità di stare dentro la gara. Ieri sera, invece, sono riapparse tensioni che conosciamo bene. Le ragazze sono apparse tese, contratte, a tratti distratte e impaurite, quasi incapaci di liberarsi dalla pressione della posta in palio.

E quando la tensione prende il sopravvento, anche il gioco ne risente.

La nostra U12 ha faticato a costruire, limitandosi spesso a subire il ritmo degli avversari più che imporre il proprio. Molti punti sono arrivati grazie agli errori dall’altra parte della rete più che da giocate realmente costruite e cercate dalle nostre ragazze. Sono mancati continuità e serenità, e gli errori — tanti — hanno finito per pesare: sottorete, in ricezione, nei momenti chiave in cui serviva lucidità.

Non è una questione di colpe, ma di crescita.
Perché crescere significa anche guardare in faccia le serate difficili e capire cosa non ha funzionato.

E sarebbe ingiusto non riconoscere i meriti degli avversari.
Hanno tenuto in mano la partita per larghi tratti, concedendo pochissimo e mostrando un solo piccolo passaggio a vuoto nel set perso, comunque combattuto fino al 21-23. Il regolamento U12 non fa distinzione tra maschi e femmine, e se sul piano della forza fisica qualche differenza ieri si è vista, quella più evidente è stata soprattutto mentale.
Loro, semplicemente, hanno giocato a pallavolo. Bene, senza lasciare cadere nessuna palla, accettando l’errore senza subirlo. Hanno sbagliato anche loro, certo, ma nessun errore li ha frenati; anzi, sembrava aumentare ancora di più la loro voglia di provarci e di restare dentro la partita. E alla fine non si può che fare i complimenti per il grande recupero e per la qualificazione conquistata.

Per noi, però, il cammino non finisce qui.

Ora ci aspetta la finale per il terzo posto contro I Gabbiani di Galliate. E fermarsi un attimo a guardare il quadro completo aiuta a rimettere tutto nella giusta prospettiva: salire sul podio, con davanti realtà fortissime come Volley San Giacomo e Panta Rei, sarebbe comunque un risultato che a inizio stagione forse non era nemmeno nei pensieri.

Per questo serve rialzarsi.

Testa bassa, tanto lavoro e la voglia di trasformare questa delusione in esperienza. Il campionato invernale dovrà trovarci più solide, più consapevoli e più coraggiose.

Perché le sconfitte fanno male. Alcune più di altre. Ma possono anche insegnare molto, se si ha la forza di ripartire.