Ci sono ruoli che attirano naturalmente lo sguardo.

Lo schiacciatore che chiude il punto è un po’ come il calciatore che segna il goal decisivo.

Il palleggiatore che inventa un’alzata impossibile, già più nascosto ma capace di strappare un applauso a chi conosce davvero questo sport..

Il muro che rimanda il pallone nel campo avversario, il sogno che dà la carica un po’ a chiunque abbia mai calcato un campo da pallavolo.

Poi c’è il libero.

Non può schiacciare, non può murare, non può fare punto.

Eppure, senza di lui, molti punti non inizierebbero nemmeno. È uno dei ruoli più particolari della pallavolo.

Non entra in campo per concludere un’azione: entra in campo per darle un’altra possibilità.

Una difesa. Una ricezione precisa. Un pallone recuperato quando sembrava ormai perso.

Sono gesti che difficilmente finiscono negli highlights, ma che spesso valgono quanto una schiacciata vincente.

Perché ogni volta che il libero tocca la palla sta dicendo alla sua squadra una cosa molto semplice:

“Possiamo ancora giocarcela.”

Forse è anche per questo che il libero mi ha sempre affascinato.

L’ho sempre visto un po’ come il portiere: l’estremo difensore della pallavolo.

E forse non è un caso, visto che il portiere è sempre stato il mio ruolo. Nel calcio, nel calcetto, nella pallamano.

È un ruolo che lavora nell’ombra. Non cerca il punto ma cerca di impedire che il punto finisca troppo presto.

E forse anche nella vita esistono persone così. Persone che non risolvono i problemi al posto nostro.

Non prendono le decisioni al nostro posto. Non vivono la partita al posto nostro.

Ma ci regalano qualcosa di altrettanto prezioso: un’altra possibilità.

Un insegnante che decide di spiegare ancora una volta.

Un allenatore che continua a credere in noi dopo un errore.

Un amico che ci ascolta senza giudicare.

Un genitore che ci aiuta a rialzarci senza sostituirsi a noi.

Non fanno il punto. Ci permettono semplicemente di continuare a giocare.

Forse è questo il valore più nascosto del libero.

Ricordarci che una palla può sempre tornare in gioco.

E, forse, anche noi.