“L’errore è il feedback più grande che ci sia.”
Julio Velasco

C’è una scena che chiunque frequenti una palestra di pallavolo giovanile conosce bene.

Una ragazza sbaglia una ricezione. Abbassa lo sguardo. Arriva il pallone successivo… ma con la testa è ancora su quello precedente. E spesso arriva un secondo errore.

Non perché sia meno capace. Perché sta ancora giocando l’azione che è già finita.

È una cosa normalissima, soprattutto quando si è giovani. Si tende a pensare che un errore racconti chi siamo. In realtà racconta soltanto quello che è successo cinque secondi fa.

Julio Velasco ha sempre avuto una visione molto chiara dell’errore. Non lo considera un fallimento, ma il più grande strumento di apprendimento. L’errore è un feedback: ci dice cosa possiamo migliorare. Cercare un colpevole, invece, serve a poco. Molto meglio chiedersi: “Cosa facciamo adesso?”

Perché una squadra che cerca colpevoli si ferma. Una squadra che cerca soluzioni continua a giocare.

Ma c’è un concetto della filosofia di Velasco che, forse, è ancora più importante.

L’errore tecnico non definisce il valore della persona. Una ricezione sbagliata dice che quella ricezione è stata sbagliata. Non dice che quella ragazza sia una cattiva giocatrice.

Può sembrare una differenza sottile, ma è enorme. Perché da questa consapevolezza nasce il coraggio di riprovarci.

Nella pallavolo, come nella vita, non vince chi non sbaglia mai. Vince chi riesce a non rimanere prigioniero del proprio errore.

C’è una riflessione che mi accompagna spesso.

“Tutto è bene quel che finisce.” “Bene?” penserà qualcuno. Non necessariamente.

Una partita può finire con una sconfitta. Un allenamento può chiudersi con tanti errori. Una ricezione può essere stata completamente sbagliata. Eppure ogni cosa finita ha già un grande pregio.

È finita.

Non possiamo più cambiarla.

Possiamo analizzarla, capirla, imparare da lei. Ma non possiamo più viverla.

La pallavolo, invece, ci mette subito davanti a una scelta.

Restare con la testa sul punto precedente… oppure prepararci a giocare quello successivo.

È forse questa una delle lezioni più preziose che questo sport può insegnare ai ragazzi.

L’errore non va dimenticato perché non conta. Va lasciato andare perché ha già fatto il suo lavoro.

Ci ha insegnato qualcosa. Adesso tocca alla palla successiva.

Perché il punto più importante, molto spesso, non è quello in cui abbiamo sbagliato.

È quello che decidiamo di giocare subito dopo.